Sciolti ulteriori dubbi sulla Rottamazione delle cartelle


L’Agenzia delle Entrate-Riscossione, in risposta ad alcuni quesiti dei Dottori commercialisti, ha fornito chiarimenti sulla rottamazione bis dei carichi 2000/2016, sull’impatto della definizione agevolata in tema di rateizzazione e sull’accesso alla rottamazione da parte degli eredi.

Nello specifico è stato chiarito che la rottamazione bis dei carichi 2000-2016 è riservata solo per le cartelle/avvisi non inclusi nella precedente richiesta presentata, con la sola eccezione di quelle cartelle/avvisi interessati da una rateazione in corso al 24 ottobre 2016, la cui precedente richiesta di definizione agevolata è stata respinta a seguito del mancato pagamento delle rate 2016 della predetta rateizzazione.


In tal senso, non possono accedere, limitatamente ai carichi 2000-2016, al secondo atto della rottamazione delle cartelle, i contribuenti che hanno aderito alla prima rottamazione, presentando domanda entro il 21 aprile 2017, ma non hanno provveduto al pagamento di tutte o di parte delle cartelle rottamate.


Inoltre, nei casi di accoglimento della definizione agevolata entro il 21 aprile 2017, per cui il contribuente non ha effettuato il pagamento (o il versamento sia insufficiente o tardivo) di una qualsiasi rata del piano di definizione, lo stesso contribuente non può accedere alla rateizzazione concessa per coloro che si trovano in temporanea situazione di obiettiva difficoltà (ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, con esclusione dei diritti di notifica, fino ad un massimo di settantadue rate mensili).


Relativamente agli eredi, in presenza di cartelle di pagamento notificate al de cuius, per le quali gli eredi hanno ottenuto lo sgravio delle sanzioni perché intrasmissibili agli eredi, è ammesso l’accesso alla definizione agevolata al fine di ottenere lo sgravio degli interessi di mora.

Contributi Inail deducibili ai fini Irap anche col metodo retributivo

Con la Sentenza n. 29867 del 13 dicembre 2017, la Corte di Cassazione ha affermato un importante principio, secondo il quale i contributi Inail sono deducibili ai fini della determinazione della base imponibile IRAP anche da parte delle amministrazioni pubbliche e degli enti equiparati che adottano il “metodo retributivo”.

FATTO


In seguito alla mancata deduzione dei contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro, il contribuente (Azienda Sanitaria, equiparata alle amministrazioni pubbliche) ha presentato istanza di rimborso dell’IRAP versata in eccesso, che è stata respinta dall’Agenzia delle Entrate mediante silenzio rifiuto.
Il ricorso del contribuente sul silenzio rifiuto è stato accolto dai giudici tributari.
Con ricorso in cassazione l’Agenzia delle Entrate ha eccepito che trattandosi di soggetto che adotta il metodo retributivo per la determinazione della base imponibile IRAP, non si pone l’esigenza di dedurre dalla base imponibile così determinata i contributi di che trattasi, dal momento che questi ne sono già esclusi, non essendo essi posti a carico del lavoratore, né conseguentemente addebitati, in alcuna misura, nello statino stipendiale.

METODO RETRIBUTIVO


Le amministrazioni pubbliche e gli enti equiparati determinano la base imponibile IRAP applicando il cd. “metodo retributivo”.
Col tale metodo, la base imponibile è determinata in un importo pari all’ammontare delle retribuzioni erogate al personale dipendente, dei redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e dei compensi erogati per collaborazione coordinata e continuativa nonché per attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Secondo la disciplina IRAP, nella determinazione della base imponibile sono ammessi in deduzione (tra l’altro) i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro.
Al riguardo la Suprema Corte ha evidenziato che la suddetta norma è collocata tra le disposizioni comuni per la determinazione del valore della produzione netta e, dunque, deve ritenersi che essa abbia un valore precettivo con riferimento a qualsiasi categoria di soggetto passivo Irap, consentendo la deducibilità dei contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro, a prescindere dal metodo di determinazione della base imponibile Irap adottato (analitico o retributivo).
I giudici hanno precisato che ai fini della deduzione di un importo dalla base imponibile, è richiesto solo che si tratti di un costo effettivamente sostenuto ed inerente all’attività svolta e soggetta a tassazione, essendo attribuito alla discrezionalità del legislatore la scelta di ritenerlo rilevante con riferimento al fondamento d’imposta, e non anche che esso concorra in positivo alla determinazione della base imponibile, di modo che la deduzione abbia a comportare solo un azzeramento della sua incidenza sul calcolo dell’imposta.
Nel caso di specie, riguardante un’Azienda Sanitaria che, in quanto ente equiparato alle amministrazioni pubbliche, adotta il metodo retributivo, dunque, i contributi Inail rappresentano un costo che comporta una riduzione dell’imponibile IRAP e conseguentemente dell’imposta.
Deve, perciò, ritenersi errata l’opposta interpretazione del Fisco secondo la quale, con il metodo retributivo, siccome la base imponibile Irap è determinata alla stregua di un parametro che prescinde dalla sottrazione tra valore e costi della produzione, i contributi Inail siano da considerare già espunti dal calcolo della base imponibile, quali costi del personale.
I giudici della Suprema Corte hanno affermato che, al contrario, con il metodo retributivo, il parametro costituito dalle retribuzioni va considerato come equivalente, ai fini Irap, a quello rappresentato, per gli altri soggetti passivi d’imposta, dalla differenza tra valore e costi della produzione rilevanti.
Di conseguenza, anche per i soggetti che adottano il metodo retributivo, i contributi per le assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni sul lavoro sono deducibili ai fini della determinazione della base imponibile IRAP.

Sconti praticati alla clientela: per l’impresa le relative spese non sono deducubili


Indeducibili dal reddito d’impresa, le spese per sconti alla clientela in quanto non funzionali al corretto esercizio dell’attività economica dell’imprenditore (Corte di cassazione sentenza 13 dicembre 2017, n. 29865).

Le spese e gli altri componenti negativi sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi od altri proventi che concorrono a formare il reddito.
In tal senso la giurisprudenza ha chiarito che un costo è deducibile dal reddito d’impresa solo se e in quanto sia funzionale alla produzione del reddito stesso. Il concetto di inerenza è nozione di origine economica, legata all’idea del reddito come entità calcolata al netto dei costi sostenuti per la sua produzione, che, nel campo fiscale, si traduce in un risparmio di imposta.
Pertanto, è errato ritenere che la spesa per sconti possa essere considerata inerente e quindi deducibile sulla base della libertà insindacabile dell’imprenditore di effettuare concessioni ai propri clienti, purché l’operazione non sia antieconomica.

IMU/TASI: scade il 18/12/2017 il termine per il versamento del saldo


Il versamento della seconda rata dell’IMU e della TASI per l’anno 2017 deve essere eseguito a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base delle delibere pubblicate alla data del 28 ottobre 2017 nel sito informatico www.finanze.it..

Il versamento deve essere effettuato entro il 18 dicembre 2017, in quanto il termine del 16 dicembre stabilito dalla legge scade di sabato, sulla base delle delibere approvate dal comune per lo stesso anno 2017 a condizione che:
1) la delibera sia stata adottata entro il 31 marzo 2017;
2) la delibera sia stata pubblicata sul sito internet www.finanze.it entro il 28 ottobre 2017;
3) l’aliquota fissata per la singola fattispecie impositiva non sia stata aumentata rispetto a quella applicabile nell’anno 2015.
I versamenti dell’imposta sono eseguiti utilizzando il modello F24 e gli appositi codici tributo:
3912 – IMU – imposta municipale propria su abitazione principale e relative pertinenze
3913 – IMU – imposta municipale propria per fabbricati rurali ad uso strumentale
3914 – IMU – imposta municipale propria per i terreni
3916 – IMU – imposta municipale propria per le aree fabbricabili
3918 – IMU – imposta municipale propria per gli altri fabbricati
3930 – IMU – imposta municipale propria per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D
3958 – TASI – tributo per i servizi indivisibili su abitazione principale e relative pertinenze
3959 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per fabbricati rurali ad uso strumentale
3960 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per le aree fabbricabili
3961 – TASI – tributo per i servizi indivisibili per altri fabbricati.

Scissione di pagamenti: prossima la scadenza del versamento dell’imposta


In applicazione dello split payment, entro il 18 dicembre 2017 le pubbliche amministrazioni e le società devono effettuare la registrazione e il versamento della prima liquidazione IVA.

L’art. 1, D.L. n. 50/2017 prevede l’estensione dell’ambito di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti dell’IVA anche alle operazioni effettuate nei confronti di tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, delle società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, nonché delle società quotate incluse nell’indice FTSE MIB.
Nello specifico, lo split payment è stato esteso a:
– tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato;
– le società controllate di diritto, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
– le società controllate di fatto, direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
– le società controllate di diritto, direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;
– le società controllate direttamente o indirettamente di diritto dalle società di cui sopra;
– le società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.
Con lo scopo di agevolare l’adeguamento dei sistemi contabili alle nuove disposizioni, le società ivi contemplate, potranno annotare le fatture, per le quali l’esigibilità si verificherà dal 1° luglio 2017 al 30 novembre 2017, ed effettuare il relativo versamento dell’imposta, entro il giorno 18 dicembre 2017 (posto che la scadenza del 16 dicembre 2017 cade in un giorno festivo per le aziende di credito).


Digitalizzazione PMI: dal 30 gennaio la richiesta dei voucher



Le domande per i voucher per la digitalizzazione delle micro, piccole e medie imprese potranno essere presentate dal prossimo 30 gennaio (Ministero dello Sviluppo Economico – Comunicato 13 dicembre 2017).


Le domande possono essere inviate telematicamente, accedendo nell’apposita sezione “Voucher digitalizzazione” del sito web del Ministero dello Sviluppo Economico. L’iter di compilazione della domanda richiede il possesso di una PEC attiva registrata nel Registro Imprese e si articola nelle seguenti fasi:
– compilazione della domanda, a partire dalle ore 10.00 del 15 gennaio 2018;
– invio della domanda di accesso alle agevolazioni, a partire dalle ore 10.00 del 30 gennaio 2018 e fino alle ore 17.00 del 9 febbraio 2018;
– rilascio da parte della piattaforma informatica dell’attestazione di avvenuta presentazione della domanda.


Ciascuna impresa può presentare un’unica domanda per un importo del voucher pari al 50% del totale delle spese ammissibili e, comunque, non superiore a € 10.000,00.
Si rammenta che le risorse disponibili sono pari a 100 milioni di euro. Nell’ambito della dotazione finanziaria complessiva è prevista una riserva destinata alle imprese che hanno conseguito il rating di legalità.
Inoltre, il MISE, con le risposte ai quesiti del 29 novembre 2017, ha fornito i seguenti chiarimenti:
– in relazione all’ambito di attività “sviluppo di soluzioni di e-commerce” sono ammissibili le spese per l’acquisto di hardware, software, inclusi software specifici per la gestione delle transazioni on-line e per i sistemi di sicurezza della connessione di rete, e servizi di consulenza specialistica strettamente finalizzati allo sviluppo di soluzioni di e-commerce. In tale ambito, pertanto, fermo restando i criteri generali di ammissibilità definiti dalle disposizioni attuative, le spese sopra indicate sono ammissibili solo qualora l’hardware, il software e il servizio di consulenza specialistico siano diretti allo sviluppo, quindi alla creazione o al miglioramento, di soluzioni che consentano lo svolgimento di transazioni commerciali realizzate tramite internet finalizzate alla vendita di beni o servizi. Inoltre, i servizi di consulenza specialistica possono essere anche diretti alla definizione della strategia di promozione della soluzione di e-commerce sviluppata sui social media e sui social network;
– in relazione all’ambito di attività “miglioramento dell’efficienza aziendale” sono ammissibili le spese per l’acquisto di hardware, software e servizi di consulenza specialistica finalizzati alla digitalizzazione dei processi aziendali. Per quanto riguarda, specificamente, le componenti hardware e software, pertanto, fermo restando i criteri generali di ammissibilità definiti dalle disposizioni attuative, possono ritenersi ammissibili tutte le strumentazione tecniche e informatiche basate su tecnologie digitali che complessivamente considerate sono in grado di assicurare un miglioramento dell’efficienza aziendale. A titolo esemplificativo e non esaustivo possono ritenersi ammissibili i computer e le relative periferiche (monitor, stampanti, plotter ecc) e i devices utilizzati per uso esclusivo aziendale (tablet, smartphone, ecc). Sono, inoltre, ammissibili le attrezzature il cui utilizzo è basato su un software dedicato che consenta la digitalizzazione del processo produttivo, in tale caso, fermo restando l’ammissibilità complessiva del costo del bene, il titolo di spesa deve contenere l’indicazione della componente di costo relativa al software.

Tassazione separata sugli emolumenti arretrati: i chiarimenti del Fisco


Sono soggetti a tassazione separata gli emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risoluzione 13 dicembre 2017, n. 151/E).

Nella risoluzione in oggetto è stato chiesto se le retribuzioni di risultato, relative agli anni 2013, 2014 e 2015, erogate nel corso del 2017, siano da assoggettare a tassazione separata, considerato che il ritardo nell’erogazione ha superato l’arco temporale “fisiologico” di un anno.
Al riguardo l’Agenzia ha ritenuto che, qualora nel 2017 siano erogate retribuzioni di risultato relative agli anni 2013, 2014 e 2015, la tassazione separata è applicabile alle retribuzioni relative agli anni 2013 e 2014, mentre per quella relativa al 2015 occorre valutare se ricorrono le condizioni per l’applicazione di detta tassazione, fermo restando che la circostanza che l’erogazione avvenga oltre l’anno immediatamente successivo a quello di maturazione di per sé non è sufficiente a ritenere non fisiologico il ritardo.
Precisamente sono soggetti a tassazione separata gli emolumenti arretrati per prestazioni di lavoro dipendente riferibili ad anni precedenti, percepiti per effetto di leggi, di contratti collettivi, di sentenze o di atti amministrativi sopravvenuti o per altre cause non dipendenti dalla volontà delle parti.
Le situazioni che possono in concreto assumere rilevanza ai fini dell’applicazione della particolare modalità di tassazione sono di due tipi:
1. quelle di carattere giuridico, che consistono nel sopraggiungere di norme legislative, di sentenze o di provvedimenti amministrativi, ai quali è sicuramente estranea l’ipotesi di un accordo tra le parti in ordine ad un rinvio del tutto strumentale nel pagamento delle somme spettanti;
2. quelle consistenti in oggettive situazioni di fatto, che impediscono il pagamento delle somme riconosciute come spettanti, entro i limiti di tempo ordinariamente adottati dalla generalità dei sostituti d’imposta.
Per l’applicabilità del regime della tassazione separata agli emolumenti arretrati di lavoro dipendente sono quindi richieste specifiche condizioni, oltre al pagamento delle somme in un periodo d’imposta successivo a quello di maturazione del diritto alla percezione.
Qualora ricorra una delle cause giuridiche, di cui al punto 1, non deve essere effettuata alcuna indagine per valutare se il ritardo nella corresponsione degli emolumenti arretrati possa o meno essere considerato fisiologico. In tali ipotesi, affinché possa applicarsi la tassazione separata, è sufficiente che gli emolumenti siano riferibili ad anni precedenti.
Con riferimento alle oggettive situazioni di fatto, di cui al punto 2, invece, deve essere effettuata un’indagine delle circostanze che hanno determinato il ritardo nell’erogazione degli emolumenti, per valutare se tale ritardo sia o meno fisiologico; qualora tale ritardo risulti fisiologico, infatti, non si giustifica l’applicazione della tassazione separata, ad esempio, in presenza di procedure complesse per la liquidazione dei compensi, il ritardo può essere ritenuto fisiologico nella misura in cui i tempi di erogazione risultino conformi a quelli connessi ad analoghe procedure utilizzate ordinariamente da altri sostituti d’imposta.
Le oggettive situazioni di fatto legittimano l’applicazione della tassazione separata qualora abbiano determinato un ritardo, rispetto ai tempi giuridici e tecnici ordinariamente occorrenti per l’erogazione degli emolumenti, non riconducibile alla volontà delle parti.
Il ritardo può essere considerato fisiologico anche se l’erogazione della retribuzione non avvenga nell’annualità successiva a quella di maturazione ma in quelle ancora successive, in considerazione delle procedure di liquidazione ordinariamente adottate, ad esempio, non si giustifica l’applicazione della tassazione separata qualora le retribuzioni di risultato siano corrisposte in periodi d’imposta non immediatamente successivi a quello di maturazione ma con una tempistica costante, come nel caso di un’amministrazione che, dovendo rispettare le procedure di autorizzazione di spesa o di misurazione dei risultati, eroghi in via ordinaria gli emolumenti premiali il secondo anno successivo rispetto a quello di maturazione.
Per contro, qualora nel medesimo periodo d’imposta siano erogati eccezionalmente emolumenti arretrati relativi a più anni, in quanto, ad esempio, la semplificazione delle procedure ha comportato una accelerazione dei pagamenti, si può assumere che il maggior ritardo nella erogazione delle somme relative agli anni più risalenti sia dovuto a cause non fisiologiche, tali da giustificare l’assoggettamento delle stesse alla tassazione separata.

Rimborso IRAP per l’artista dello spettacolo


L’artista che per lo svolgimento della propria attività si avvale solo di una truccatrice occasionale e di due autori di testi non paga l’Irap (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 13 dicembre 2017, n. 29863).

Il contribuente, artista dello spettacolo, proponeva ricorso dinanzi alla C.T.P. di Roma avverso il silenzio-rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 1998 al 2001; la sentenza di accoglimento del ricorso del contribuente veniva impugnata dall’Agenzia delle entrate dinanzi alla C.T.R. del Lazio, che accoglieva l’appello; avverso tale pronuncia ricorre per cassazione il contribuente, sulla base di due motivi.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 384 cod. proc. civ., sostenendo che la C.T.R. avrebbe disapplicato il principio di diritto enunciato dalla Corte di cassazione e con il secondo motivo deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione, lamentando che la C.T.R., senza indagare sulle concrete modalità di esercizio dell’attività del contribuente, aveva ritenuto che un’attività produttiva di ingenti guadagni comportasse di per sé la realizzazione del presupposto impositivo voluto dalla legge.
I due motivi sono fondati; già con sentenza n. 26144 del 2008 la Suprema Corte, dopo aver enunciato i caratteri che contraddistinguono il presupposto impositivo dell’IRAP costituito dall’autonoma organizzazione, come elaborati dalla giurisprudenza, ha ritenuto che l’accertamento di tale requisito, a fronte dei rilievi mossi dal ricorrente, si palesava come affermazione non sorretta da congrua ed adeguata motivazione. La C.T.R. nella sentenza impugnata, ha affermato che l’organizzazione – che va dal reperimento di idonei locali all’allestimento delle scene, alla diffusione dello spettacolo – è condizione essenziale per lo svolgimento degli spettacoli realizzati dall’artista, con ciò realizzando quel valore aggiunto che determina i notevoli guadagni del contribuente, comprovati dall’IRAP versata negli anni dal 1998 al 2001, pari a complessivi € 125.761,00; tale motivazione si manifesta insufficiente ed incongrua, posto che, per un verso, non chiarisce, a fronte delle deduzioni del contribuente di essersi avvalso, per lo svolgimento della propria attività artistica, solo di una truccatrice occasionale e di due autori di testi, essendo stati gli altri compensi corrisposti ad avvocati, ad un notaio, ad un consulente del lavoro e ad uno studio di consulenza legale e tributaria, se la struttura organizzativa di supporto all’attività svolta sia riferibile o meno ad altrui responsabilità ed interesse e, quindi, se l’artista sia o meno il responsabile dell’organizzazione; per altro verso, attribuisce rilievo ai redditi prodotti, elemento invece non decisivo e comunque eccentrico rispetto al fondamento normativo dell’imposizione.
Il ricorso viene accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio alla C.T.R. del Lazio in diversa composizione.

Serve la SCIA per realizzare infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici

Col Decreto Ministeriale del 3 agosto 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 290 del 13 dicembre 2017, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha individuato la documentazione da allegare alla SCIA per la realizzazione di infrastrutture di ricarica di veicolo elettrici.

Nell’ambito delle misure di semplificazione in materia ambientale è stato previsto che la realizzazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici è sottoposta alla disciplina della SCIA.
La previsione riguarda, in particolare, la realizzazione di infrastruttura elettrica dotata di interfaccia (cd. “punto di ricarica”) in grado di ricaricare un veicolo elettrico, che richiede una nuova connessione alla rete di distribuzione elettrica o una modifica alla connessione esistente.
Il decreto ministeriale del 3 agosto 2017 stabilisce la documentazione che in tal caso deve essere presentata a corredo della SCIA:


1) documento di inquadramento del progetto contenente:
– la descrizione del progetto: progetto comunitario, progetto nazionale, investimento privato, ecc.;
– il numero delle infrastrutture di ricarica previste dal progetto;
– le motivazioni sottese alla scelta delle localizzazioni proposte;
– l’indicazione dei costi complessivi suddivisi per la parte di investimento e per le parti di gestione e manutenzione successive;
– l’indicazione del soggetto che provvederà della gestione e manutenzione delle infrastrutture di ricarica;
– le modalità e le attività di informazione e comunicazione previste;


2) progetto tecnico comprensivo di (per ogni infrastruttura di ricarica):
– inquadramento territoriale ed estratti dei principali strumenti urbanistici vigenti;
– documentazione fotografica ante operam;
– particolari costruttivi/installativi;
– ante e post operam;
– segnaletica orizzontale e verticale;
– cronoprogramma inclusivo di indicazione dei tempi di fine lavori, operatività dell’infrastruttura di ricarica sia in termini tecnici (funzionalità) che di regolamentazione dell’area che ospita l’infrastruttura e lo/gli stalli di sosta riservati alla ricarica;


3) relazione sulle caratteristiche tecniche dell’infrastruttura di ricarica, che deve contenere almeno le dimensioni, i colori, l’interfaccia con l’utente, gli standard delle prese, le modalità di accesso e pagamento, eventuale upgradabilità del software del sistema di gestione, smaltimento delle apparecchiature a fine vita;


4) copia della richiesta di connessione alla rete di distribuzione elettrica o di modifica della connessione esistente.


Qualora l’infrastruttura di ricarica ricada in aree sottoposte a vincoli, deve essere prodotta anche la documentazione richiesta dalla normativa nazionale, regionale e/o locale speciale vigente in materia.

PUNTI DI RICARICA IN IMMOBILI E AREE PRIVATE


Qualora la realizzazione di punti di ricarica sia effettuate in immobili e aree private, anche aperte ad uso pubblico, non è soggetta ad autorizzazione, né a SCIA. A tal fine, tuttavia, devono essere rispettati i seguenti requisiti e condizioni:
– il punto di ricarica non deve richiedere una nuova connessione alla rete di distribuzione elettrica né una modifica della connessione esistente;
– il punto di ricarica deve essere conforme ai vigenti standard tecnici e di sicurezza;
– l’installazione del punto di ricarica deve essere effettuata da un soggetto abilitato e nel rispetto delle norme di sicurezza elettriche;
– l’installatore deve rilasciare un certificato di conformità dell’impianto e del suo funzionamento alle norme di sicurezza elettrica.

Il decreto ministeriale stabilisce espressamente che gli Enti territoriali competenti non possono richiedere documentazione diversa o ulteriore rispetto a quella individuata dallo stesso decreto.

Accreditamento dei corsi e-learning per la revisione legale


Ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo riguardante la revisione, i dottori commercialisti e gli esperti contabili, iscritti anche nel Registro dei revisori legali, che hanno seguito i corsi e-learning predisposti dal MEF legale potranno utilizzare i crediti conseguiti anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo formativo previsto dal Regolamento della formazione professionale continua del Consiglio nazionale dei commercialisti (CNDCEC – Comunicato 12 dicembre 2017).

Il MEF, nei primi mesi del 2018, metterà a disposizione del Consiglio nazionale i nominativi dei partecipanti ai corsi e-learning con l’indicazione dei crediti formativi conseguiti. Sarà poi cura del CNDCEC trasmette questi dati agli Ordini territoriali di categoria per consentire l’attribuzione dei crediti formativi ai singoli professionisti.