Illegittima l’applicazione degli interessi sulla rateizzazione delle sanzioni

Con la recente Ordinanza n. 16553 del 22 giugno 2018, la Corte di Cassazione ha affermato l’illegittimità della pratica utilizzata dall’agente di riscossione di applicare gli interessi di mora e di dilazione sulle somme, oggetto di rateizzazione, dovute a titolo di sanzioni.

FATTO


L’Agente di riscossione ha notificato al contribuente avviso di intimazione al pagamento in relazione a cartelle di pagamento scadute riguardanti tributi non pagati.
Su richiesta del contribuente, l’agente di riscossione ha riconosciuto la rateizzazione del debito per temporanea situazione di obiettiva difficoltà.
Il contribuente ha impugnato il provvedimento di rateizzazione con riferimento all’applicazione degli interessi di dilazione sulle somme dovute a titolo di sanzioni.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente, respingendo altresì l’eccezione dell’agente di riscossione riguardo all’esclusione del provvedimento di rateizzazione dagli atti impugnabili nel processo tributario, rilevando al contrario la giurisdizione del giudice tributario in considerazione dell’oggetto del ricorso (interessi relativi a tributi).
La pronuncia dei giudici tributari è stata impugnata dall’Agente di riscossione in riferimento all’applicazione degli interessi di dilazione sulle sanzioni.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE


Confermando la decisione dei giudici tributari, la Corte di Cassazione ha affermato il principio secondo il quale in caso di rateizzazione di somme iscritte a ruolo, deve ritenersi illegittima l’applicazione degli interessi di mora e di dilazione sulle somme dovute a titolo di sanzioni.
In proposito, i giudici della Suprema Corte hanno precisato che l’agente di riscossione, su richiesta del contribuente che dichiara di versare in temporanea situazione di obiettiva difficoltà, concede la ripartizione del pagamento delle somme iscritte a ruolo, con esclusione dei diritti di notifica, fino ad un massimo di settantadue rate mensili. Nel caso in cui le somme iscritte a ruolo sono di importo superiore a 60 mila euro, la dilazione può essere concessa se il contribuente documenta la temporanea situazione di obiettiva difficoltà. Sulle somme il cui pagamento è stato rateizzato o sospeso, si applicano gli interessi al tasso del sei per cento annuo.
Tuttavia, la disciplina in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie stabilisce testualmente che “la somma irrogata a titolo di sanzione non produce interessi”.
Orbene, secondo i giudici della Corte Suprema, tale disposizione trova applicazione anche nell’ipotesi di dilazione del pagamento, dove i cd. interessi di dilazione perseguono le medesime finalità proprie degli interessi comuni. Ciò in quanto deve considerarsi norma “eccezionale”, che prevale sulla regola generale in base al principio “lex specialis derogat generali” (la legge speciale deroga quella generale).